Dott. Simone ZamboniPsicologo Clinico
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Dipendenza da videogiochi: il TEST in 9 domande

Test di autovalutazione per capire se il tuo rapporto con i videogiochi è sano. 9 domande basate sui criteri del DSM-5, spiegate in modo chiaro.


Dipendenza da videogiochi: il TEST in 9 domande - Dott. Simone Zamboni

Sono le due di notte. Domani hai una riunione importante, un esame, una consegna. Ma “ancora una partita” si è trasformata in altre tre ore davanti allo schermo. Ti è mai capitato?

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente qualcosa ti ha fatto pensare che il tuo rapporto con i videogiochi non sia del tutto sotto controllo. Magari te ne sei accorto da solo, magari te l’ha fatto notare qualcuno vicino a te. In entrambi i casi, sei nel posto giusto.

In breve: Qui trovi un test di autovalutazione con 9 domande basate sui criteri diagnostici del DSM-5 per l’Internet Gaming Disorder. Non è una diagnosi, per quella mi servirebbe un incontro, ma ti aiuta a capire se è il caso di approfondire. Rispondi con sincerità: ci vogliono meno di 5 minuti.

Cos’è la dipendenza da videogiochi secondo la scienza

Prima di passare al test, due parole su cosa stiamo parlando.

Dal 2013 il DSM-5 (il manuale che psicologi e psichiatri usano in tutto il mondo per classificare i disturbi mentali) include l’Internet Gaming Disorder tra le condizioni che meritano ulteriori studi clinici. Nel 2018 anche l’OMS ha inserito il Gaming Disorder nell’ICD-11, la classificazione internazionale delle malattie.

Non stiamo parlando di chi gioca tanto. Giocare diverse ore al giorno, di per sé, non è un problema. La dipendenza scatta quando il gioco smette di essere una scelta e diventa una necessità che danneggia il resto della tua vita.

I criteri del DSM-5 individuano 9 segnali caratteristici. Se ne riconosci 5 o più in modo persistente negli ultimi 12 mesi, potrebbe essere il momento di parlarne.

Il test: 9 domande sulla dipendenza da videogiochi

Rispondi a ciascuna domanda con o No. Sii onesto: questo test serve a te, non a dimostrare qualcosa a qualcun altro. Considera il tuo comportamento negli ultimi 12 mesi.


1. Pensi ai videogiochi anche quando non stai giocando?

Ti capita di pensare continuamente alla sessione precedente o di pianificare quella successiva? I videogiochi occupano i tuoi pensieri anche durante il lavoro, lo studio o le conversazioni con altre persone?

Cosa misura: la preoccupazione, cioè quando il gioco diventa il pensiero dominante nella tua giornata. Non si tratta dell’entusiasmo occasionale per un titolo appena uscito, ma di un pensiero ricorrente e invadente che fatichi a mettere da parte.


2. Ti senti irritabile, ansioso o triste quando non puoi giocare?

Quando per qualche motivo non riesci a giocare — il PC è rotto, sei in vacanza senza connessione, qualcuno ti impedisce di accedere — noti un cambiamento nel tuo umore? Ti senti nervoso, irrequieto, a volte quasi arrabbiato?

Cosa misura: i sintomi di astinenza. Come per altre dipendenze, la mancanza dell’attività genera un disagio emotivo significativo che va oltre il semplice “mi scoccia non poter giocare”.


3. Senti il bisogno di giocare sempre di più per provare la stessa soddisfazione?

Se un’ora bastava e ora ne servono tre. Se una partita al giorno è diventata una serata intera. Se la difficoltà “normale” non ti basta più e cerchi sfide sempre più intense per sentirti coinvolto.

Cosa misura: la tolleranza. Il meccanismo è lo stesso di molte dipendenze: serve una dose sempre maggiore per ottenere lo stesso effetto.


4. Hai provato a ridurre o smettere di giocare, senza riuscirci?

Ti sei detto “da lunedì smetto” o “gioco massimo un’ora” e poi non ci sei riuscito? Hai disinstallato un gioco per reinstallarlo dopo pochi giorni?

Cosa misura: i tentativi falliti di controllo. La differenza tra un hobby e una dipendenza sta proprio qui: nella dipendenza, la tua forza di volontà non basta.


5. Hai perso interesse per hobby, sport o attività che prima ti piacevano?

Cose che ti appassionavano — lo sport, uscire con gli amici, leggere, suonare — ti sembrano meno interessanti di prima? Hai abbandonato attività che facevi regolarmente perché preferisci giocare?

Cosa misura: la perdita di interesse per altre attività. Il gioco assorbe progressivamente tempo e energia mentale, fino a restringere la tua vita attorno a un’unica attività.


6. Continui a giocare nonostante ti causi problemi evidenti?

Sai che sta influendo negativamente sul tuo rendimento, sulle tue relazioni, sulla tua salute — eppure continui. Magari hai preso brutti voti, hai litigato con il partner, dormi male, ma il gioco resta lì.

Cosa misura: l’uso continuato nonostante le conseguenze negative. Riconosci il danno, ma non riesci a fermarti. È uno dei segnali più importanti.


7. Hai mentito a familiari o amici su quanto tempo passi a giocare?

Minimizzi le ore? Dici “ho giocato un po’” quando in realtà sono state quattro ore? Giochi di nascosto, magari di notte quando tutti dormono, per evitare commenti?

Cosa misura: l’inganno. Nascondere un comportamento è spesso segno che, in fondo, sai che qualcosa non va. Se fosse davvero tutto sotto controllo, non avresti bisogno di nasconderlo.


8. Usi i videogiochi per sfuggire a problemi o stati d’animo negativi?

Giochi per non pensare a qualcosa che ti preoccupa? Per alleviare ansia, tristezza, solitudine, noia profonda? Il gioco è diventato la tua strategia principale per gestire le emozioni difficili?

Cosa misura: l’uso come fuga emotiva. Tutti cerchiamo distrazioni ogni tanto, ed è del tutto umano. Il problema nasce quando il gioco diventa l’unico modo in cui gestisci lo stress o il malessere.


9. Hai compromesso relazioni, opportunità di studio o di lavoro per i videogiochi?

Hai perso un’amicizia, una relazione, un’opportunità lavorativa o scolastica perché giocavi troppo? Qualcuno di importante si è allontanato per questo motivo?

Cosa misura: la compromissione delle aree importanti della vita. Questo criterio guarda ai danni concreti: non è più solo un rischio, è qualcosa che è già successo.


Come interpretare il risultato del test

Conta le risposte “Sì”:

  • 0–2 risposte positive: Il tuo rapporto con il gaming appare nella norma. Giocare è un passatempo legittimo e, se non interferisce con il resto della tua vita, non c’è motivo di preoccuparti.
  • 3–4 risposte positive: Zona grigia. Non si può parlare di dipendenza in senso clinico, ma ci sono segnali che meritano attenzione. Potrebbe essere utile riflettere su quanto tempo e spazio mentale stai dedicando ai videogiochi.
  • 5 o più risposte positive: Secondo i criteri del DSM-5, la presenza di almeno 5 criteri su 9 in modo persistente negli ultimi 12 mesi è indicativa di un possibile Internet Gaming Disorder. Ti consiglio di rivolgerti a un professionista per un approfondimento.

Cosa fare se il punteggio ti preoccupa

Prima cosa: niente panico. Un test di autovalutazione non è una diagnosi. Solo un colloquio clinico con uno psicologo può stabilire se esiste davvero un disturbo e qual è il percorso migliore per affrontarlo.

Seconda cosa: non sei sbagliato. La dipendenza da videogiochi non è una questione di pigrizia o mancanza di volontà. È un meccanismo in cui il cervello resta intrappolato, e da cui si può uscire con il supporto giusto.

Vuoi riprendere il controllo del tuo tempo? Se senti che il gaming non è più solo un divertimento ma sta condizionando la tua quotidianità, ho creato Ho sconfitto il boss finale: il mio percorso progettato per aiutarti a superare la dipendenza da videogiochi, ristabilire le tue priorità e riprendere in mano la tua vita.

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Il gaming problematico si può affrontare

Nel mio studio a Brescia lavoro regolarmente con persone, spesso giovani adulti e adolescenti, che si ritrovano in una relazione disfunzionale con i videogiochi. Il percorso non punta a eliminare il gioco dalla tua vita (a meno che non sia necessario), ma a riprendere il controllo: capire cosa c’è sotto, sviluppare strategie più sane per gestire le emozioni e ricostruire un equilibrio.

Se ti sei riconosciuto in diverse di queste domande, il primo passo è parlarne. Puoi contattarmi per fissare un primo colloquio conoscitivo, senza impegno e senza giudizio.

Dott. Simone Zamboni

Scritto dal Dott. Simone Zamboni

Psicologo Clinico specializzato in Neuropsicologia. Questo articolo ha scopo informativo e divulgativo e non sostituisce in alcun modo un consulto professionale.

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